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Le origini della Chiesa di Madonna dei Greci

Le origini della Chiesa di Madonna dei Greci

Le vere origini della chiesa di S. Maria della Pietà o Delli Greci

Per quanto brevi questi cenni, che tracciano un profilo storico della Chiesa della Madonna dei Greci, sita all’estrema periferia ovest di Veglie (via Madonna dei Greci), tuttavia offrono degli elementi nuovi che forniscono una visione più obiettiva e più reale rispetto alla conoscenza di ipotesi già note, tradotte, “sic et simpliciter”, in certezze. Questa ricerca ha avuto come supporto fondamentale le fonti documentarie consultate presso l’archivio diocesano storico nella Biblioteca Arcivescovile “A. De Leo” di Brindisi (Piazza Duomo) e presso l’Archivio di Stato di Lecce(1). In esse indifferentemente si è trovato il titolo della Chiesa in Santa Maria della Pietà, o dei Sette Dolori, o della Beata Vergine Addolorata, seguita sempre da “delli Greci”.

Prima di focalizzare le origini della chiesa, si rende necessario analizzare gli aspetti essenziali che interessano la storia di Veglie in relazione alla stessa; in primo luogo si dovrà stabilire se la presenza del rito greco a Veglie, in età medioevale, è da collegare o meno alla Madonna dei Greci; in secondo luogo è opportuno prendere in esame la vicina Masseria Panareo nel corso del suo divenire storico. Il quesito fu posto già alla fine del secolo XIX in un inventario di “res sacrae ” di questa chiesa, senza comunque che si trovassero soluzioni. Autori locali, dando una spiegazione alquanto personalistica, sono dell’avviso che sia da collegare a quella popolazione greca che immigrò in queste terre intorno al sec. X che avrebbe costruito questa chiesa per celebrare i divini uffici nel loro patrio rito. E’ certo che nel 1325 a Veglie, così come è documentato in un elenco di entrata a favore della Santa Sede, officiava il clero di rito Greco sottoposto comunque alla giurisdizione dell’ Arcivescovo latino di Brindisi. Consultando i verbali delle Sante Visite degli Arcivescovi di Brindisi in età moderna, si è potuto appurare che tale clero aveva la sua sede nella Chiesa di S. Salvatore, situata nell’antico nucleo medioevale di Veglie e, precisamente, nell’attuale via Milano, detta sino alla fine del secolo XIX, vico S. Salvatore. Tale chiesa, tra l’altro, fu la prima chiesa parrocchiale di Veglie fornita di alcuni beni con l’onere di messe che furono successivamente trasferiti, tra il 1300 e il 1400, alla nuova e attuale Chiesa matrice di S. Giovanni Battista, come si legge nella relazione del 1627, dell’arcivescovo Giovanni Falces e in quella dell’Arcivescovo Dionisio o’ Driscol nel 1650. Il rito greco vegliese sembra si sia estinto tra il sec. XIV ed il sec. XV, rimanendo comunque fattore influenzante il culto iconografico, come testimoniato dagli affreschi situati nella Cripta della Favana (nel cimitero) risalenti al sec.XV. La Chiesa di S. Salvatore, passata al clero latino, rimase aperta al culto fino al sec. XVII.

La Chiesa Madonna dei Greci invece è legata, nel corso dei secoli, alla vicina Masseria Panareo, detta anch’essa, sino alla prima metà del sec. XVII, “Idelli Greci”. Infatti, in una relazione del 1809 dell’Arciprete di Veglie don Giuseppe Caricato, tra le cappelle rurali, è scritto: “Nella Masseria nominata il Panareo, vi è un’altra Cappella sotto il titolo della Vergine dei Sette Dolori, ha la rendita di poter celebrare le messe alla suddetta cappella”, con ciò si stabilisce che la Madonna dei Greci è la chiesa annessa alla Masseria Panareo, come è suffragato, inoltre, da un atto notarile del notaio Antonio Maria Gervasi del 10 ottobre 1656. Il primo documento che menziona la “Masseria delli Greci” risale al 1515; si tratta di una costituzione di un beneficio ecclesiastico, sotto il titolo di S. Martino, facente riferimento ad un altare dedicato allo stesso Santo, sito nella Chiesa matrice di Veglie. Infatti con bolla del 27 gennaio 1515 dell’Arcivescovo di Brindisi Domenico Idiaschez si formula la “collatio” ossia l’inventario dei beni del beneficio di S. Martino, fondato dal Sacerdote don Pietro Greco a favore del chierico Giovanni Greco, suo nipote. Tra i beni stabili vi erano alcune terre “in loco nominato la maxaria de li greci”, la quale, prima di essere di proprietà del suddetto don Pietro, apparteneva a don Giovanni e don Angelo Greco. Lo “ius patronatus” di questo beneficio ecclesiastico, il diritto cioè di scegliere il cappellano, ossia il beneficiario ecclesiastico, spettava ai Greco. L’onere del cappellano beneficiario consisteva nel celebrare una messa la settimana all’altare di S. Martino in Chiesa madre. Quasi sempre i beneficiari erano della famiglia Greco. Alla fine della prima metà del sec. XVII, la masseria delli Greci cioè di proprietà della famiglia Greco, non appartenne più a tale casato, ma ai Panareo di Lecce. Nella Santa Visita del maggio 1646 è scritto: “Ecclesia Sancta Maria delli Greci extra menia fuit inventa bene ornatam. Altare bene dispostum cum omnibus necessaribus. Possiduta per reverendum Capitolum”. Riteniamo, pertanto, che la costruzione della chiesa risalga tra gli anni 1640-46.

La documentazione sino ad ora consultata non esclude che, prima ancora della Chiesa, sia stata edificata l’edicola (nel giardino della chiesa). Il suo sito (lungo la vecchia ed importante strada di comunicazione con il mare) e gli elementi d’arredo presenti al suo interno (i sedili in pietra, gli incavi nel muro per poggiare le lanterne), fanno supporre che essa servisse da ricovero al viandante stanco e che, pertanto, sia stata proprio l’edicola l’elemento originario del complesso architettonico. All’interno della chiesa, infine, evidenziamo le grandi pitture murali (totale della superficie dipinta a tempera mq. 105 circa), che si estendono perimetralmente su tre pareti. Si tratta del ciclo raffigurante la Passione di Cristo. Esse probabilmente sono state realizzate nel secolo XVIII. In questa Chiesa della Madonna dei Greci partendo dalla parete di destra sono di seguito rappresentate le scene: 1) Ultima Cena; 2) Gesù nel Getsemani; 3) Gesù alla colonna; 4) Gesù deposto dalla Croce; 5) Ecce Homo; 6) Gesù carico della Croce incontra Maria; 7) Gesù e la Veronica. Ogni scena, (ad eccezione della scena “Gesù deposto dalla Croce” corrispondente alla parete con l’altare) è inserita in un arco il cui intradosso è decorato con motivi floreali. In alcune zone è possibile individuare strati sottostanti di affresco e precisamente nei riquadri raffiguranti: Gesù e la Veronica, Gesù carico della Croce incontra Maria, Ecce Homo, Ultima Cena. La parrocchia SS. Rosario, cui appartiene la cappella, si sta adoperando fortemente per trovare i finanziamenti necessari al restauro globale di questo complesso architettonico, antico della Madonna dei Greci e tanto amata dai fedeli vegliesi.

Note

(1) Cfr. anche il Progetto di restauro 2001 e Carteggi privati di Luigi Mazzotta

Di Luigi Mazzotta

Immagine di copertina di Giorgio Cappello

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