Sarebbe un sogno! Ma anno dopo anno, amministrazione dopo amministrazione, ormai è diventato uno sbiadito ricordo, un incubo per i più appassionati.

Alcune fotografia comparse su FB mi hanno spinto a scrivere qualche rigo in difesa dei beni storici dimenticati del nostro paese.

foto ripresa da FB

Da quando è stato portato a termine il recupero del trappeto ipogeo di largo San Vito e della sovrastante piazzetta, nel 2003 circa, nessuna amministrazione comunale è riuscita a pensare ad un programma di fruizione di questa entità identitaria del nostro paese.

foto da fb

Veglie, un paese da sempre a vocazione agricola, non è riuscito a gestire la parte divulgativa di questa sua naturale storia. Le numerose masserie con pascoli. terreni seminatavi ed aie, distese incredibili di maestosi alberi d’ulivo secolari e non, vigneti dell’apprezzato vitigno primitivo alternato al negroamaro, non sono state sufficienti a far nascere in noi vegliesi un sentimento di sano orgoglio e di protezione per questo territorio. Non è riuscito e non riesce ancora a comprendere l’importanza di utilizzare le sue povere ma uniche realtà storico-culturali come elementi identitari.

effetto xylella

Il nostro contesto ambientale ormai è cambiato, con gli uliveti distrutti dalla xylella fastidiosa da una parte e la fuga dalla campagna dei contadini sfruttati , ma il nostro passato non cambia e riproporlo come nuovo elemento di questa comunità vegliese, l’elemento culturale, sarebbe una idea la cui realizzazione certamente ci darebbe dignità e onore. Ma la dignità, purtroppo non è più di casa, tutti ne siamo alla ricerca, tutti le amministrazioni ce la propongono, ma non si vedono progetti realizzati o da realizzare che abbiano questo fine.
Negli ultimi tempi, le parole di identità, tradizione, comunità, cultura sono diventati di così largo uso che fanno pensare più a degli slogan’s pubblicitari piuttosto che a dei valori da coltivare. Il concetto di cultura, poi, è stato mandato in vacanza tanto che, tra feste e disinibizioni da vino, possiamo liberamente fare affermazioni tipo “la festa ti San Giuanni Picciccu si chiama così perché Veglie ha la statua di San Giovanni bambino” e tutto va bene e nessuno prende posizione. Purtroppo, però, nessuna affermazione risulta più infondata di questa e comunque è estremamente fuorviante in quanto denota una lacuna nella conoscenza delle tradizioni locali riguardante la festa “di San Giuanni Picciccu e di San Giuanni Rande” Ma questa è un’altra storia che forse racconterò in un secondo momento, storia che comunque è connessa allo scarso interesse per la fruizione dell’ipogeo di Largo San Vito.

“San Giuanni Battista Rande” – Cripta della Favana-Veglie.

La visita al trappeto ipogeo è stata sempre vietata ai cittadini? La riposta è no.
Nel 2010, per tre serate, la porta venne ad alcune migliaia di visitatori: due professionisti, tra l’altro, cultori di storie locali, dopo una adeguata documentazione sul ruolo degli ipogei, si proposero come accompagnatori di gruppi di persone facendo scoprire loro tante novità sull’olio d’oliva, sui suoi usi, sulla sua importanza commerciale, fonte di ricchezza. sui processi lavorative delle olive nei trappeti ipogei. Furono tre serate indimenticabili.

torchio alla calabrese

A distanza di circa quindici anni non è difficile trovare dei paesani che mi ricordano con piacere la scoperta dell’ipogeo in quelle magiche serate.
Per quindici anni, e oggi peggio di ieri, non si è più saputo a quale amministratore rivolgersi per far visitare, a qualche caro amico turista, una delle bellezze storiche di Veglie. Oggi la parola d’ordine è “l’Ipogeo di Largo San Vito non è a norma”. Ma stiamo scherzando? Fu usato tanto di quel calcestruzzo armato che noi non abbiamo idea.
Cosa vuol dire non è a norma?




Finché avremo amministratori che accettano passivamente quanto gli viene detto, questo paese non cambierà mai.

è primavera”? Non più. Siamo arrivati in estate e in estate si raccolgono i frutti che purtroppo non si vedono.
E’ arrivato il momento che qualche consigliere o assessore, abbia il temo e la delega di dedicarsi non solo all’apertura dell’ipogeo, ma anche all’apertura della ex Convento dei frati minori francescani, della chiesa annessa. la Chiesa di Santa Maria da Veglie ( conosciuta come la chiesa dell’ex Convento), la cripta della Favana, la torre dell’orologio ed altri beni presenti nelle chiese e cappelle di vegliesi.
Dopo anni di silenzio ho voluto riproporre alcuni aspetti importanti, ma dimenticati del nostro territorio; il solito brontolone, diranno alcuni, ha ripreso a parlare; sarà vero! ma è ancora più vero e più pericoloso silenzio, l’immobilismo che sta portando una comunità verso un disinteresse della propria identità, voluto da chi ci amministra anno dopo anno: ci manca l’dea di Paese.

Nicola Gennachi