SE NON IMPARIAMO AD AMARCI, DISTRUGGEREMO LA NOTRA STORIA.

Carissimi Fernando, Daniela e Mauro, Nicola, vi scrivo questa lettera ancora con l’amaro in bocca
durante i festeggiamenti della nostra amata festa patronale. Tra la musica, le luci e la ritrovata
voglia di stare insieme, lo sguardo di molti (compreso il mio) è caduto sulla nostra fontana
monumentale, tristemente imbrattata e vandalizzata con delle scritte.
La reazione più semplice e immediata, in questi casi, è quella di puntare il dito: prendersela con la
politica locale, con l’amministrazione in carica o con l’opposizione, lamentando la mancanza di
controlli. Ma questa volta credo che la politica non c’entri. Questa volta il problema siamo noi. O
meglio, quella parte della nostra comunità che soffre di una profonda e preoccupante insensibilità
culturale.
Un monumento come la fontana di piazza Umberto Iº non è solo un pezzo di cemento e pietra
messo lì a decorare una piazza; è la nostra carta d’identità, è la testimonianza di chi ci ha preceduto,
è la bellezza che offriamo a chi viene a visitarci. Quando qualcuno decide di imbrattarlo, non sta
compiendo una semplice “bravata”: sta dimostrando di non avere idea di cosa sia il bene comune.
Sta trattando una cosa che è di tutti come se fosse di nessuno.
Il vero dramma è che anziché valorizzare e promuovere le ricchezze del nostro paese, c’è chi sceglie
di distruggerle. Se non siamo noi cittadini i primi custodi della nostra bellezza, nessuna
sorveglianza potrà mai salvarci dal degrado.
Proprio per questo, spero che questo brutto episodio non venga dimenticato troppo in fretta, ma che
serva da promemoria per il futuro. Abbiamo un disperato bisogno di fare più attenzione a ciò che ci
circonda, di non dare per scontati i nostri spazi e, soprattutto, di ricominciare a valorizzare la storia
del nostro paese. Conoscere il passato, capire cosa rappresenta e raccontarlo alle nuove generazioni
è l’unico modo per proteggerla: perché solo quando impariamo a comprendere il valore della nostra
storia troviamo anche la forza e l’orgoglio di difenderla ogni giorno.
Per questo motivo, invito tutti i lettori e i curiosi a fare un passo concreto: andiamo a visitare i tanti
siti presenti online che arricchiscono il nostro territorio, oppure entriamo in biblioteca per sfogliare i
testi che raccontano chi siamo. Abbiamo la fortuna di avere pagine preziose scritte da studiosi di
storia locale che hanno amato e amano profondamente questo paese, tra cui cito in primis i lavori
fondamentali di Antonio De Benedittis, Cosimo Fai e Antonio Catamo, ma ne avrei tanti altri da
elencare. Ripartiamo da lì, dai loro libri, per riscoprire un orgoglio che nessun graf fito potrà mai
cancellare.
Un caro saluto.
Giorgio Cappello