Mercoledì 17 dicembre é stato riaperto il trappeto ipogeo (“trapetón” pigiare,schiacciare dal greco antico) di Largo San Vito. Alla presenza di Sua Eccellenza il Prefetto Natalino Domenico Manno, del neo eletto Consigliere regionale Stefano Minerva del Presidente GAL Terra d’Arneo Cosimo Durante e della Sindaca di Veglie Maria Rosaria De Bartolomeo.

A suono dell’Inno Nazionale, da parte della Associazione musicale APS “Cadenza”, Il Prefetto ha tagliato il nastro di inaugurazione della rigenerata bellezza del trappeto.

taglio del nastro

La visita agli ambienti sotterranei ha riconfermato l’antica bellezza documentale oltre che la intelligenza dei nostri avi applicata all’estrazione dell’olio d’oliva con macchine semplici e rudimentali, per le quali era indispensabile la forza fisica dell’uomo. Tutto ciò in modo prorompente si e presentato alla nostra memoria alla vista del contesto storico-architettonico del passato.

piazzetta Largo San Vito
trappeto alla genovese

La vita di quei tempi oggi è di difficile immaginazione: il lavoro di torchiatura della pasta di olive doveva andare avanti in modo continuato 24/24 ore. Nel periodo in cui si lavorava (due, tre mesi invernali) gli operai non tornavano a casa ma riposavano nello stesso ipogeo, di contro si stava in un ambiente caldo e si aveva a disposizione una certa abbondanza di cibo.

trappeto alla calabrese

E’ meraviglioso sentire muovere la fantasia tra le presenze degli operai di un tempo, “trappitari”, guidati dal “nachiru” (nocchiero) mentre lavoravano nella “nave” (lo spazio più lungo del trappeto), vedere il pozzo della “sintina” , gli “angili” ( pozzetti per la raccolta della pressatura della pasta delle olive) sormontati dal torchio alla genovese o alla calabrese e il tutto coronato dalle “sciave” (ambienti scavati nel banco tufaceo in cui si stoccavano le olive prima della frangitura.

Se raccontata bene la storia passata, non diventa difficile vivere un film avendo la percezione di essere quasi a diretto contatto con gli antichi protagonisti di questi luoghi.

sciava

In queste industrie si estraeva “olio lampante” questo, trasportato fino al porto di Gallipoli, partiva da qui per città importanti come Londra, Parigi, Berlino per illuminare le abitazioni di una certa importanza e le strade pubbliche.

La ricchezza che ha prodotto il lavoro dei nostri avi oggi la vediamo tramandata in molte bellezze del Salento: chiese Salentine, chiese della “Bella Lecce”, la vediamo realizzata nei conventi e, in modo particolare, nei suoi meravigliosi palazzi settecenteschi.

altare del SS. Sacramento – Veglie

Chi volesse avere qualche altra notizia sul trappeto ipogeo di Largo San Vito può seguire questo link video largo San Vito Veglie

E’ di questa mattina la diffusione di una foto che fa vedere una delle lampade di illuminazione della piazzetta piegata per terra. Non si può accettare che la mancanza di rispetto della cosa pubblica prenda piede anche nel nostro paese.

Che si facciano le dovute indagini e che venga addebitato agli eventuali danneggiatori almeno il costo del danno provocato.

nicola gennachi