QUALE DEL CENTRO STORICO TRA ZTL E RIFUGIO DEGLI ADOLESCENTI ?
Improvvisamente, è arrivata anche a Veglie la tanto di moda ZTL: nel piccolissimo borgo del centro storico si accede solo attraverso un varco situato su via Roma e ad orari ben definiti.
Eventuali trasgressori si vedranno recapitare, al proprio domicilio, una multa che può variare da 83 € a 332 €. Questo è ciò che si coglie in modo immediato.

Mi sono chiesto a cosa potrebbe servire questa ZTL che regolamenta gli accessi al nostro piccolo borgo antico abbandonato a se stesso, agonizzante e senza nessun interesse per un progetto che lo possa rendere vivo e vitale. Che senso ha regolamentare l’accesso delle auto al centro storico di Veglie se ormai sembra trovarsi in una fase avanzata di agonia. L’unico effetto che riesco a intravedere è un’ulteriore sofferenza dei locali pubblici tipo Stuzzicomania, Alibi, bar Fiore e bar Sport senza dimenticare la storica merceria di Cambò; resta, comunque, se la limitazione del traffico dovesse restare quella attuale, il rischio di una chiusura definitiva dei pochi esercizi pubblici esistenti.
Certamente i nostri illuminati amministratori conoscono i motivi che li ha porti a prendere questa audace e repentina scelta, ma spero che un po’ di moderazione possa fare capolino nel contesto del consiglio comunale del prossimo 29 ottobre per ammorbidire i limiti imposti da questa inattesa attivazione di una ZTL.
A questo prorposito c’è da dire che la minoranza del consiglio comunale “Veglie di Tutti” ha presentato una interpellanza urgente con cui chiede chiarimenti sulla ZTL nel centro storico con varchi elettronici. E’ stato “chiesto al Sindaco e alla Giunta di riferire in Consiglio su atti, costi, affidamenti, obiettivi, viabilità alternativa della ztl”. Speriamo bene.
Al di là di questa ennesima decisione originale della maggioranza, penso che il centro storico stia vivendo altri problemi molto più importanti di quello della ZTL quale, per esempio, quello del essere diventato “rifugio” di gruppi di adolescenti alla ricerca di spazi in cui nutrire la crescita insieme ai loro coetanei e anche adulti. Di questi aspetti della vita sociale dei giovani non se ne parla o, peggio ancora, non si conosce nemmeno la loro esistenza. Oltre a questi gruppetti di adolescenti ve ne sono altri che con i loro rumorosi ciclomotori sono di disturbo a quella che potrebbe essere la vita tranquilla di un centro storico.

Due foto: la prima è del luglio 2024, la seconda del giugno 2026, Una ci sottolinea l’assenza di vita nel centro storico, l’altra ci racconta la condizione di un gruppo di adolescenti che, non trovando spazi fisici in cui si può tentare un minimo di aggregazione e confronto, hanno scelto di “farsi proteggere” dalle storiche pareti dell’ “Arco della Chiesa madre” (Via Giovanna d’Arco).

Se da una parte si possono osservare gruppi di ciclomotori che disturbano la vita del centro storico, dall’altro si notano anche gruppi di adolescenti che sembrano viversi i loro tranquilli momenti di “vita da piazza”. Sono dei ragazzi che, come tanti della loro età, sentono il bisogno di relazionarsi con ciò che li circonda. Crescere nelle relazioni umane e culturali al di fuori dell’ambito scolastico, a Veglie, é molto difficile, ma ciò non vuol dire che non si debba pensare a qualche progetto, magari da realizzare nel centro storico, che possa facilitare la crescita di questi adolescenti. Gli assessori ai servizi sociali e alla cultura sono a conoscenza dell’esistenza di queste problematiche giovanili? Hanno qualche progetto nel cassetto che preveda la realizzazione e gestione di un centro laico di aggregazione giovanile? O pensano che vietando l’accesso, anche ai motocicli, abbiano risolto il problema dell’abbandono del centro storico ormai terra di nessuno?

UNA ESPERIENZA PERSONALE. Alcune sere d’estate, deliberatamente, ho scelto di fare un giro nel centro storico e passando vicino ad un gruppo di ragazzi ho salutato con un timido “buona sera” al quale, prontamente, hanno risposto. Qualche mio pregiudizio, in quel momento è crollato. Rifatto il giro di un paio di viuzze nel centro storico, incuriosito, mi sono fermato a saggiare la disponibilità del gruppetto a scambiare qualche parola e fui sorpreso nello scoprire che non aspettavano altro. Abbiamo chiacchierare per almeno un’ora, senza pregiudizi di sorta toccando diversi argomenti: dalla scuola alle difficoltà economiche, dal lavoro al rapporto con la famiglia e non in ultimo delle difficoltà della vita da adolescente e della loro solitudine. Alla fine mi hanno chiesto se fossi di Veglie, gli ho risposto di si ma ho evitato di far sapere cosa facessi nella vita privata. Una tranquilla chiacchierata fra sconosciuti che poteva essere fatta in qualche pubblico locale arredato in modo spartano, seduti e con un buon sottofondo musicale. Utopia? Di piccole abitazioni da adeguare nel centro storico ce ne sono bisognerebbe penare a qualche progetto da far finanziare.
L’insegnamento di quella occasionale esperienza è stata: NEL CENTRO STORICO I GIOVANI CI SONO, MANCHIAMO NOI ADULTI, I RAGAZZI CI ASPETTANO E SONO PREDISPOSTI A SPERIMENTARSI IN UN DIALOGO FRA GENERAZIONI.
nicola gennachi





