
FIERE A VEGLIE
Da qualche giorno è passata la festa dei Santi medici Cosma e Damiano. Con la festa è passata la sconosciuta …”fiera ti Santu Cosimu”.
Ma la fiera dei Santi Cosimo e Damiano è veramente una fiera con regolare concessione governativa e appartenente alla tradizione vegliese? Oppure è stata e continua ad essere una invenzione di qualche improvvisato comitato festa sostenuta dal desiderio di qualche amministratore alla ricerca di una apparente notorietà?
Secondo me la risposta è: “la fera ti Santu Cosimu” non c’è mai stata. Possiamo parlare di “mercato” di una festa con forte devozione popolare, specialmente negli anni passati, ma non certamente di “Fiera”.
Ricordo come negli anni ’60-’70 la devozione nei confronti dei Santi Medici era molto sentita. Intere famiglie erano devote a “Santu Cosimu e Damianu” per grazia ricevuta nella famiglia.
La partecipazione ai festeggiamenti civili era sentita e anche se la fresca temperatura ottobrina ne scoraggiava la partecipazione; una giacchetta in più ci permetteva di partecipare alla festa che si teneva in piazza e in alcuni anni anche sulla via Mazzini con una seconda cassa armonica in Largo Parco delle Rimembranze. In quegli anni le feste erano sempre molto attese dai ragazzi e bambini ed erano vissute pienamente, in quanto la società di quei tempi non era molto festaiola come quella di oggi.
Comunque per diversi motivi la partecipazione alla festa era molto sentita. Già il far parte del “Comitato organizzatore” della festa era un segno distintivo e si faceva a gara per farne parte.
La sera della vigilia, per le vie del paese, si snodava la lunga “intorciata” molto partecipata più di quella del protettore. Mentre due lunghe file di donne, ai lati della strada, ognuna con una candela accesa nella mano illuminavano il percorso non era difficile notare i numerosi segni di devozione nei confronti dei Santi taumaturghi. Erano molte le richieste di grazia che venivano fatte ai Santi. Vi erano intere famiglie fortemente devote. Era abbastanza frequente vedere donne che in segno di penitenza partecipavano alla lunghissima ‘intorciata”, scalze. L’intorciata, accompagnata dal continuo a suono a festa delle tre campane della chiesa madre, precedeva l’immagine dei Santi percorrendo Via Roma, Via Dante, Via Veneto e via via fino a ritornare, attraversando la piazza, alla “chiesa matrice”. Più grande era il riconoscimento che si aveva verso i Santi più grande era il cero acceso che la donna portava con umiltà. Lungo il percorso, c’erano delle persone che, dovendo fare una grossa offerta in denaro, avvicinandosi lentamente alla statua dei Santi, fermavano l’intorciata e appuntare con uno spillo l’offerta in denaro ad un nastro fissato alla statua.
Gli uomini, partecipavano anche loro al corteo, ma stavano dietro alla statua dei Santi pregando o chiacchierando. La banda, con le sue marce musicali, completava il religioso corteo.
I fuochi pirotecnici erano sul conto spese del comitato festa, ma molte famiglie, sempre per grazia ricevuta, spendevano una bella somma per far “sparare una batteria” di schippettanti botti, in prossimità della propria abitazione.
Il giorno dopo la vigilia, il giorno della festa, una processione, sempre con l’effige dei santi, limitata ad un piccolo percorso intorno al centro storico, alla quale seguiva la “Messa Cantata” con panegirico, una solennità delle grandi ricorrenze.
La sera la festa per tutti con bande e, ricordo alcuni anni con complessi di musica leggera molto in voga in quegli anni.
E la fiera? Non c’era se facciamo eccezione per le solite baracche che giravano per le feste.
Ma come è nata questa falsa idea della fiera di San Cosimo?
Portiamoci indietro di una cinquantina di anni e scopriamo che un gruppo di giovani, abbastanza vivaci, frequentava la chiesa di San Rocco. Questi da attenti osservatori avevano natato che già da anni la “Fiera governativa” della madonna della Conella, festeggiata l’8 di settembre stava spegnendosi, anno dopo anno era sempre meno affollata: di fatto non esisteva più. Ma avevano notato che a distanza di un mese, quelle poche baracche che erano presenti per la festa di San Cosimo facevano degli ottimi affari: la gente faceva acquisti per la stagione invernale che si avvicinava. Fu così che, autotassandosi, stamparono dei volantini con cui si portava a conoscenza dei commercianti la festa di San Cosimo ai primo giorni di ottobre. Vennero distribuiti nei mercati dei alcuni paesi vicino. La partecipazione dei venditori ambulanti fu veramente grande ma altrettanto grande fu la partecipazione dei vegliesi a questo nuovo mercato.
In sintesi: l’antica fiera della Madonna della Conella era stata sostituita non da un’altra fiera ma da un interessante mercato. Fin qui la storia vissuta da me e e da altri mie coetanei.
E la fiera di San Cosimo? Forse una è stata un’invenzione di qualche comitato festa che per aggraziarsi le simpatie di un sindaco che in pompa magna con fascia tricolore inaugurava una fiera che non è mai esistita?
Che ognuno si dia una propria spiegazione.
Sarebbe comunque il caso che si mettesse fine, per il futuro, a questa farsa istituzionale.
Abbiamo parlato ora di “fiera finta” ma a Veglie sono state concesse nei secoli passati, dai re di Napoli , due fiere .
FIERE GOVERNATIVE A VEGLIE.
Le due fiere di Veglie, dette anche “governative” sono la Fiera di San Francesco di Paola, prima domenica di giugno di ogni anno e la Fiera della Conella, prima domenica di settembre. Sono dette governative in quanto hanno un decreto regio che le istituisce e questo accadeva nel regmo di Napoli nella prima metà del 1800.
Le fiere erano dei momenti di grandi scambi commerciali e di incassi delle gabelle per le amministrazione dei quei tempi. La gente si spostava da un paese all’altro per vendere i propri prodotti, i greggi i diversi animali, che giravano intorno all’economia di una masseria, lungo le “strade mandriali”, raggiungevano i vari paesi e raccontare ciò che si poteva vedere in una di queste numerose fiere oggi si può fare solo con l’immaginazione.
La “strada mandrale” era di fatto una lunga striscia di terreno larga intorno ai 12 metri che collegava diversi paesi tra di loro. Strade molto antiche percorse dagli armenti per secoli e secoli. Mi è stato riferito che da Veglie partiva una nota “strada mandrale” che arrivava fino a Manduria, grosso centro dell’antica Messapia. Secondo alcuni, il collegamento commerciale con questa citta messapica, sta a significare che lungo questa via gli spostamenti delle mandrie erano frequenti già da tempi antichi.
In questo paese dell’alto Salento vi è una importantissima fiera nota in dialetto come la “Fiera mpessima” di Manduria ( la Fiera Pessima) è detta pessima perché tenendosi nel mese di marzo, quando i cambiamenti climatici sono quotidiani, era facile capitare in periodo i cui forti venti o piovaschi improvvisi rovinavano il mercato, da qui il soprannome di “pessima”.
Secondo la tradizione l’origine di questa fiera è da collocare nei primi anni del 1400,quando la regina di Napoli Giovanna II d’Angiò concesse con regio decreto una fiera nel mese di marzo al paese di Casalnuovo, l’odierna Manduria, ma i documenti datano il suo inizio al 1742,con decreto di Carlo III di Borbone.
La “fiera mpessima” era la prima fiera del nuovo anno.
La fiera di Campi Salentina era l’ultima della stagione si svolgeva nella 3^ domenica di ottobre.
In mezzo a queste due date vi erano un serie di fiere nei diversi paesi al fine di permettere degli importanti scambi commerciali.
FIERA DELLA MADONNA DELLA CONELLA. 8 settembre+

ricerca e trascrizione di Antonio De Benedittis : real decreto di istituzione della Fiera dell’8 di settembre
La fiera della madonna della Conella e la fiera più antica di Veglie .
Il 17 dicembre 1806 il re Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone Bonaparte) re di Napoli concede a Veglie una fiera da tenersi l’8 di settembre di ogni anno e che doveva durare fino al 15 dello stesso mese.
FIERA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA – prima domenica di giugno.
Viene concessa con decreto reale del 28 gennaio 1834.
Un secondo decreto del 18 luglio 1842 concede lo spostamento alla prima domenica di giugno (Ferdinando II di Borbone re delle due Sicilie)

Ferdinand_II_di Borbone foto di Alphonse Bernoud 1859

Antonio de Benedittis ricerca e trascrizione del real decreto istituente la Fiera di San Francesco.
Nicola Gennachi



