LA PILOZZA INTELLIGENTE

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    Su uno dei social, ieri mattina, è comparsa questa pilozza abbandonata su un marciapiede e con un invito, al protagonista dell’incivile gesto, a riprenderla e smaltirla come si deve. Così è successo. La pilozza abbandonata  non c’è più sul marciapiede. Tutto qui? No.

    Perché, tra i commenti vari, il mio commento lamentava la mancanza di  un “centro ecologico” presso il quale smaltire correttamente la pilozza in questione. La risposta di un assessore è stata, giustamente, che poteva essere smaltita il sabato presso il centro ambientale mobile.  E già, mi ero sbagliato, la pilozza era di un materiale sintetico e non già, come avevo immaginato io, in ceramica. La ceramica va quindi smaltita come “un rifiuto inerte non pericoloso”, cioè in una discarica tipo quella esistente in contrada Troali a Veglie, dove possiamo smaltire il materiale di demolizione delle nostre abitazioni.

    Il pensiero è libero di andare per  percorsi intrigati, oscillando  tra il razionale e il fantasioso e, in questo contesto elaborativo, la innocente pilozza in ceramica ha fato nascere una critica alla politica vegliese. Questa politica  si esprime attraverso le scelte, fatte nel tempo, dalle diverse amministrazioni comunali, quella attuale compresa. Ho detto critica e non pettegolezzo.

    Premessa: da alcuni anni nel territorio di Veglie è in funzione una discarica di “rifiuti inerti non pericolosi” regolarmente autorizzata dalle autorità locali. Questa discarica, tra l’altro, dà lavoro a diversi operai.  Per realizzare questa discarica è stata utilizzata parte di una cava.  Mi chiedo se i vegliesi non ne potessero avere qualche vantaggio dalla  presenza della discarica sul proprio territorio.

    Ho fatto questo ragionamento. Noi siamo proprietari dei nostri terreni per coltivarli, ma se dobbiamo realizzare qualunque struttura, al di sopra e al disotto della superficie dobbiamo chiedere l’autorizzazione. Lo Stato, attraverso le sue diramazioni amministrative periferiche,  autorizza quanto è stato richiesto nel  progetto, cioè  autorizza la costruzione di una casa, una cantina, la “coltivazione”  di una cava su tale terreno. Avremo pane, lavoro e ricchezza per il nostro paese, se va bene,

    Ma…quell’accidenti di cervello va ad imboccare un’altra contorta via della sua strana logica e mi pone questa domanda: “e a te, come vegliese, non  tocca niente? neanche una piccola royalty? cioè un piccolo sconto sul prezzo per ogni camionata conferita in discarica? Niente, neanche lacrime per piangere.

    Ecco un errore della politica locale. Oltre all’autorizzazione che doveva concedere per legge, l’Amministrazione Comunale, cioè il Sindaco in sua rappresentanza, aveva il dovere morale e politico di andare ad una contrattazione con il titolare dell’azienda e chiede quel famoso piccolo sconto per ogni camionata di rifiuti conferita dai vegliesi. Vi sembra molto? Mi spiego meglio: io ho dovuto pagare 250 € lo smaltimento di un camion di materiale di demolizione. Perché il sindaco non  ha messo, me vegliese, nelle condizione di pagare, per esempio, 240 € ed ottenere così il piccolo sconto? Ma questa fa parte della grande politica a favore della gente e forse non appartiene al concetto di cultura che abbiamo noi vegliesi!

    Non siete d’accordo? Bene confrontiamoci. L’argomento è serio:  (πολιτική), La Politica, l’arte di gestire la cosa pubblica.

    Altro suggerimento che viene dalla dalla “pilozza intelligente” . Non so se sarà possibile,   ma penso che debba essere un dovere per l’assessore responsabile del ramo, e speriamo che ce ne sia uno, impegnarsi per realizzare la seguente idea.

    Vista la diffusa consuetudine, dei miei e suoi concittadini, di scaricare materiale di risulta dove capita , programmare la possibilità di conferire piccole quantità di questi rifiuti inerti non pericolosi nel centro ecologico di imminente apertura, sarebbe un bel progetto. Avremmo ridotto notevolmente il rischio di far nascere micro-discariche abusive diffuse sul territorio.

    Finisco con una storia che  ha più il sapore di un saggio aneddoto. Mia madre, prossima centenaria vegliese, “conserva” da almeno sei anni, sotto la sua “suppinna” (tettoia), il suo vecchio bidè e il suo vecchio vaso da bagno perché non ha trovato come smaltirlo in modo lecito. E’ l’unica?

    gennachi nicola

     

     

     

     

     

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