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Il 20 Aprile 1860, la masseria Petti di proprietà dei Belmonte, consistente in case di abitazione, case rurali, centimolo ed in terraggi sativi, macchiosi, triscioli ed aia da trebbiare con tutte le sue adiacenze, veniva affittata da Giovanni Prete, Cosimo Spagnolo e Giovanni Malerba, tutti proprietari e domiciliati in Veglie. Il trattato di fittanza veniva stabilito dal notaio copertinese Francesco Cosma presso il quale si era presentato Luigi Semola in qualità di amministratore generale dei beni dell'illustre casa di Belmonte. La durata del fitto veniva conclusa per quattro anni continui alla cifra di 580 ducati annui da dividere in due versamenti che avranno luogo per una metà a tutto Settembre, e pel saldo a tutto Dicembre, meno però per l'ultimo anno di fitto che dovrà esser pagato per intero il 25 Luglio.

Gli affittuari Prete, Spagnolo e Malerba si impegnavano, inoltre, a mantenere la suddetta masseria da buoni padri di famiglia, a garantirle tutto l'occorrente necessario per un mantenimento a regola d'arte e ad assumersi a loro carico, rischio e pericolo, ogni specie di caso fortuito, preveduto ed impreveduto, divino ed umano, senza tuttavia esigere alcuna riduzione del fitto annuo stabilito.