M A S S E R I A N O V A E C U R T I P I C C O L I
Il
25 Aprile 1860, al notaio Francesco Cosma di Copertino, si presentavano da una
parte Luigi Semola, rappresentante
della illustre casa di belmonte; e dall'altra i fratelli Ferdinando e Santo Leo,
ammassari chiedenti il fitto delle suddette masserie in agro di Veglie,
per la durata di quattro anni continui per l'annuo estaglio di ducati 750.
Il fitto comprendeva anche le doti originarie delle masserie, delle quali basterà
menzionare:
valore
di animali bovini, ducati 411; pecore di frutto di buona qualità n. 144;
nudrini femmine scelte n.28; arieti, ossieno
montoni, n. 10; un caprone per padre (...); grano duro tomola 150; orzo raso
tomola 30 (...); una cocchiara di rame nuova; un limbo per sotto il panco; due
mongitoi; due cantarelli; 40 fiscelle pel formaggio; una madia per la ricotta
forte; sette campane da pecore; tre
cani; una gatta; due cuscini, due lenzuoli, una manta ed una coverta (...); tre
capasoni , un tegame di creta (...); sei pignatte grandi; un boccale per bere,
un orciuolo per vino; un bacile per lavar la faccia, una tina per il sale; 15
galline e 2 galli (...).
Gli
utensili della cappella facente parte del corpo masserizio erano:
una
sottanella; due pianete, cioè una violacea, l'altra di vari colori con le loro
stele e manipoli. Un camice usato, cingolo ed amitto. Borsa col corporale e
palla. Calice di argento col piede di ottone indorato e patena. Tre purificatoi,
quattro tovaglie per l'altare. Un messale leggibile ed una cassa.
Il
fitto delle masserie Nova e Curtipiccoli prescriveva inoltre che i fratelli Leo
non potessero subaffittare le proprietà fittate, per le quali essi si
dichiaravano responsabili ad averne cura a non fare avvenire alcuna specie di
usurpazione, né di servitù.