M A S S E R I A L A D O N N A
Con
una perizia del 9 Maggio 1846, Camillo Marzano insieme agli agrimensori
Teobaldo Calogiuri e Vincenzo Zocchi conducevano una attenta valutazione della
masseria detta La Donna, sita nel comune di Veglie e distante a Nord-Est dello
stesso per circa un miglio e mezzo, al fine di risolvere la controversia
tra il proprietario Paolino Miglietta e Salvatore Brunetti. In seguito alla
vendita della suddetta masseria da parte di quest'ultimo, il Miglietta
rivendicava, infatti, il riconoscimento di una serie di migliorie che non
potevano essere sottovalutate e che venivano stimate con la somma di 114 ducati
e 54 grana.
Esse
consistevano propriamente in un fabbrico tutto nuovo, un canale scavato nella
terra che incomincia dalla masseria e va a finire all'oliveto detto Donna di
Giuseppe Cavaliere di Francavilla, due parapetti a due pozzi e la piantagione di
147 alberi d'olivo. L'intero corpo masserizio, invece, veniva conteggiato
370 ducati e 14 grana
e, oltre a comprendere i terreni sativi, olivati, vineati ed erbosi
tutti intorno, risultava così composto:
un
androne al quale vi si accede per un vano di portone che guarda l'Est, munito di
quasi nuova imposta a due pezzi, in uno dei quali vi è lo sportello;
Il
1848, il sacerdote Pietro Luigi Miglietta, con i suoi fratelli e sorelle, Don
Salvatore, Donna Giuseppa e Donna Maria Rosa coniugata con Antonio Andrioli,
saranno i legittimi eredi del defunto padre Paolino e procederanno ad un nuovo
apprezzo della masseria e dei terreni adiacenti alla stessa con la successiva
suddivisione in cinque porzioni uguali, delle quali una dovrà attribuirsi
all'ex proprietario Salvatore Brunetti.