M A S S E R I A C A S A E C A N T A L U P I
Il
4 Giugno 1860, Salvatore Malerba, Giuseppe Pendinelli e Antonio Pagano, i
primi massari, l'ultimo proprietario di Veglie, si recavano dal notaio
Francesco Cosma per l'affitto delle masserie Casa e Cantalupi, di proprietà dei
Belmonte. Cioè la masseria Casa l'ha presa il Malerba con la garanzia
solidale di Pagano ed il Cantalupi si concede in fitto al Pendinelli (...).
L'affitto della masseria Cantalupi, per sei anni continui, veniva stabilito per
270 ducati all'anno e comprendeva le seguenti doti:
grano
per uso di semina o di mangiare tomola 95; orzo raso tomola 16; avena colma
tomola 90;
una
carretta con ragana, sarto usato; vomeri di ferro, una zappa, un zappone ed una
sarchiolla; una pala, una scala; tre cestoni di paglia; due sciaie per uso dei
buoi; una panchitella usata per mangiare; 13 galline e due galli.
Siccome
la masseria Casa era stata ricostruita di pianta, così i pezzi d'opera tutti
sono forniti di ferramenti, moschiature e chiavi, ed essendoci stato posto anche
un mulino, l'affitto per quest'ultima era stato pattuito per 455 ducati
annui. Le doti di cui essa si componeva venivano così ricordate:
valore
di animali bovini e vaccini ducati 200; due carrette, pecore di frutto n. 40;
nutrini pecorini femine n. 20; montoni padri n. 3; capre grosse n. 14; grano
mischio di semenza tomola 50; avena colma tomola 50; fave rase tomola 15; vomeri di ferro; aratri n. 4; giochi
n. 2 co' rispettivi bovi; canecchie di ferro e chiodi; due paia di funi pei
bovi; due rollatri di ferro; quattro galline; caccavo, cocchiaia di ferro per la
merce; una panca pel formaggio; tre tavole lunghe ad uso dello stesso; due
mangiatoie; una madia per la ricotta forte (...).