M A S S E R I A B O R T O N I
La
masseria Bortoni, tenuta in affitto dai signori Felice Calabrese e Benedetto
Frullo per una somma di 465 ducati annui, diveniva, il 23 Febbraio 1842, oggetto
di contesa tra Lucia Salomi, proprietaria di Veglie; Artenzio degli Atti,
domiciliato in Guagnano; le coppie di coniugi Teresa Paladini e Salvatore
Arigliani, Maria Paladini e Giuseppe Rende, Adelaide Paladini e Leopoldo
Rossi; e Rosina Paladini, nubile, tutti proprietari domiciliati in Lecce.
Essa
si componeva di:
un
atrio esterno detto Trice nell'imboccatura del quale vi è un pozzo di acqua
sorgiva con sei pile per abbeverare il bestiame; l'aia
imbiancata per la trebia, con una piccola casetta detta pullaro e sei colonne
fabbricate coperte di frasche dette Ombracchio, per momentaneo ricovero degli
uomini addetti alla trebbia (...);
Per
una valutazione completa della masseria venivano considerate anche le doti,
ovvero:
cinque
parecchie di bovi aratoi di pelo bianco, dell'età un parecchio di anni otto
detto il grande per la carretta, e gli altri di anni cinque; pecore di frutto di
diverse età, n. 85; 7 montoni per padri; nutrini pecorini n.28 (...); aratri
n.12; stimolai n.5 (...); una zappa, due zapponi e due sarchiulle; mangiatoi di
pietra n. 12; una ragana novigna di lana per la carretta (...); una pala e
dodici forcelle di legno; un
caccavo di rame rossa; uno scanno pel formaggio, una mattera per la ricotta
forte e due tavoloni per riporre il cacio (...); due campane per le pecore;
rocci di ferro a quattro braccia per tirare i secchi dai pozzi;
Le
suddette doti ammontavano a 1289 ducati e 70 grana.