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Da: dania
Recensione libro: NEL CUORE CHE TI CERCA di Paolo Di Stefano
NEL CUORE CHE TI CERCA di PAOLO DI STEFANO, Rizzoli, Aprile 2008

Grazie alla televisione il mondo si è fatto piccolo e ogni qualvolta accade un fatto eclatante la notizia entra nelle case, accompagnata dalle immagini del luogo della tragedia. Là affollano teleoperatori e cronisti, per riprendere, trasmettere e commentare fino all’impossibile gli avvenimenti. Microfono alla mano, spesso i giornalisti avvicinano i parenti delle vittime ancora sotto shock, per porre le più disparate domande, anche laddove è azzardato formulare qualsiasi ipotesi. Cosa sente… cosa prova… cosa vorrebbe dire, cosa dirà, ha perdonato… perdonerà? Tutte domande alle quali soltanto il tempo potrà, forse, dare risposta.
Poi il clamore si attenua, le luci si spengono, la curiosità scema, pronta a rivolgersi altrove. E i protagonisti restano soli, nel vortice del loro dolore, mentre la vita continua, nonostante tutto. Ma sarà ancora vita, il loro vivere?

Fresco di stampa, ecco affacciarsi nelle librerie “Nel cuore che ti cerca”, il nuovo romanzo di Paolo Di Stefano, ispirato ad un fatto di cronaca. In tema con la storia, dalla copertina richiama l’attenzione dei lettori una ragazzina sola, dallo sguardo enigmatico e inquietante.
Il libro, infatti, parla di Rita, una bambina di dieci anni che una mattina esce di casa per recarsi a scuola, ma che di fatto non vi arriva. Tutto farebbe pensare a un’evasione volontaria, a una fuga dopo l’ennesima discussione con la madre, ma il protrarsi dell’assenza costringe ad ipotizzare un rapimento.
Ogni indagine poliziesca cadrà nel vuoto; si pensa al peggio… ma Rita riapparirà, giovane donna di delicata bellezza, ben otto anni dopo.
Un caso di rapimento straordinariamente risolto. Non è per semplice coincidenza che l’autore, sulla conclusione della storia, accenni ad avvenimenti subnormali: il ritrovamento di una persona scomparsa tanto tempo prima, ha effettivamente del miracoloso.

Nel romanzo di Paolo di Stefano sono gli stessi protagonisti a raccontarsi. Da un lato,Toni Scaglione, il padre, che a dispetto delle peggiori previsioni, non smetterà mai di cercare la figlia: interrogandosi, e odiandosi a volte, passerà in rassegna tutta la sua vita di figlio, marito e infine di padre. Ricorderà ogni attimo trascorso con quell’unica figlia che neppure aveva desiderato, ma che il vuoto in cui lo ha precipitato la sua assenza, non gli concederà più di guardare oltre l’orizzonte.

Dall’altro lato, Rita, che raccontando dove e come è stata tenuta segregata, parlerà del rapitore e della di lui debole personalità, dedicandogli parole di comprensione e di gratitudine, e poi di pietà per la tragica fine ritenuta “non necessaria”. Spiegherà l’importante ruolo di compagna e maestra assunto dalla televisione, che le ha concesso di tenersi aggiornata sulle mode e sui tempi e di continuare a sognare nel periodo d’isolamento; infine di come abbia trovato il coraggio di riguadagnare la libertà. Ricorderà anche i suoi genitori e gli anni trascorsi con loro, senza dimostrare alcun urgente desiderio di riabbracciarli.

Due voci narranti, due racconti a sè (integrati da testimonianze di persone in qualche modo a conoscenza dei fatti) intersecati sapientemente, in modo da rendere tutt’uno il romanzo, e scorrevole, appassionante e coinvolgente la sua lettura.

“Nel cuore che ti cerca” è molto più che un romanzo di amena lettura, perché l’autore, col suo stile impeccabile, profondo e nello stesso tempo semplice di chi della scrittura sa fare arte raffinata, non s’è limitato a raccontare, ma s’è addentrato nel fatto di cronaca, scandagliando cause e possibili concause, insinuando dubbi, sviscerando i personaggi, la loro indole, i loro sentimenti, i loro rapporti sociali, insomma, il loro vissuto, coinvolgendo il lettore così tanto che alla fine non potrà esimersi da personali riflessioni. Perché, nonostante la storia abbia un inizio e una fine, il tempo non è stato portatore di esaurienti delucidazioni. Perché, nonostante la principale protagonista abbia concesso la testimonianza diretta, mille e mille restano i punti oscuri. Perché i personaggi di ogni storia, anche quando non hanno segreti da custodire gelosamente, sono detentori della loro particolare e ben distinta verità.

Come non chiedersi, allora, una volta ultimata la lettura del romanzo, se la storia avrebbe potuto avere risvolti ben diversi se solo vi fosse stata più attenzione da parte di tutti, genitori, inquirenti e possibili testimoni?

Se dalla irrequietezza della bambina non si potessero cogliere segni premonitori… Se gli inquirenti avessero ritenute più attendibili le testimonianze e indagato sulle amicizie familiari, anziché limitarsi a mettere sotto torchio i genitori alla ricerca di loro precise responsabilità…

E poi ancora:

Dai racconti della protagonista si scoprirà che il rapitore era a conoscenza, non solo del suo aspetto esteriore, ma anche del difficile rapporto con la madre. E persino dei suoi desideri e delle sue paure. Come poteva conoscerla davvero così bene se non l’aveva, in qualche modo, avvicinata?

Dopo il divorzio dei genitori, quanto aveva sofferto la bambina e, nella solitudine, quanta avversione aveva accumulato verso una madre che “si era tirata indietro… dall’essere mamma” e verso un padre “troppo triste e troppo grasso”, se in prigionia sogna di andare in TV a raccontare i conflitti coi suoi genitori e in libertà esita a correre tra le loro braccia?

Infine…

L’amore: quel sentimento che accompagna la vita di tutti, quante sfaccettature ha? E’ possibile, tra amore filiale, genitoriale o coniugale, distinguere quale possa essere più importante? Per antonomasia, è quello della madre l’amore più forte, instancabile, generoso fino all’eroismo. Eppure in “Nel cuore che ti cerca” la madre demorde, si mette il cuore in pace e ridisegna la propria vita, tanto da riuscir a dire: “ho trovato la felicità, forse anche grazie alla sua scomparsa”, mentre il padre, avviluppato nel senso di vuoto in cui lo hanno precipitato gli avvenimenti, rivivrà ogni attimo trascorso con la sua bimba e continuerà a cercarla e a vederla in ogni occasione e in ogni luogo. Solo un altro lacerante dolore, quello per la morte del padre, gli concederà una tregua dal pensiero costante della figlia.
L’amore filiale è quindi più forte di quello paterno? Non si smette mai di essere figli, dirà Toni Scaglione. Ma, se è così, come mai Rita, indugia anziché correre a riabbracciare i genitori?

E poi, l’odio: cristianamente ci è sempre stato insegnato a non odiare. Si scopre invece che questo sentimento, se controllato e indirizzato contro il giusto obiettivo, in molti casi di sopraffazione può trasformarsi in ancora di salvezza. Infatti, sarà nello stesso istante in cui proverà questo sentimento che in Rita scatterà l’impulso a spezzare i vincoli affettivi che l’assoggettano, ritenendolo unico sostegno e indispensabile compagno per la vita, al suo carceriere.

Nel cuore che ti cerca: un romanzo da leggere tutto d’un fiato, per poi risfogliarlo con calma, scoprendo che ogni pagina ha ancora qualcosa da raccontare…

dania, 28 maggio 2008


3/06/2008